Pasta, perché non conosce crisi (grazie anche alla Stampa 3D)

Nell’epoca di bibimbap, xiao long bao e altri esotismi gastronomici dalla pronuncia imperscrutabile, c’è una certezza palatale nota quanto gustosa: la pasta. Il suo consumo mondiale, in 10 anni, è passato da 9 a 15 milioni di tonnellate ogni 12 mesi, con l’Italia che rimane il fornitore principale degli appetiti globali: 3,3 milioni di tonnellate prodotte nel 2018, esportazioni in ogni latitudine, su tavole in espansione quali quelle di Arabia Saudita, Cina e Australia. Alimentano la domanda affiancando le golose per tradizione, dalla Germania al Regno Unito, dalla Francia agli Stati Uniti.

Il 25 ottobre si celebra la ventunesima edizione del «World Pasta Day» (dettagli su aldente.worldpastaday.org), che più di un ossequio al suo passato è una rassicurazione sul futuro: il tema della manifestazione è chiedersi come evolverà nei prossimi trent’anni. Qualche spoiler, firmato da sociologi, nutrizionisti, chef e ampi dintorni: spaghetti e compagnia diverranno fusion, ospitando contaminazioni da ogni regione del pianeta. Un giro del mondo in ottanta condimenti. Non mancheranno sperimentazioni ardite, come le forme realizzate con la tecnologia della stampa 3D.

A farci bene caso, il futuro della pasta è già qui, dentro il suo presente. È classica e anche differente, ha saputo evolversi rimanendo fedele a sé stessa. Nelle forme, nei sapori, nella sua perpetua intrusione nel vocabolario di altre lingue: la pasta è ovunque la pasta, nome comune singolare di uno squisito universo plurale.

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